Neoclassicismo e Preromanticismo

Contesto storico-culturale

Durante il periodo dell’Illuminismo la ragione assume primaria importanza, infatti tutto doveva essere da essa vagliato. Col passare del tempo l’uomo avverte una nuova esigenza che incomincia ad allontanarlo dai rigidi canoni del razionalismo illuministico. Si rende infatti conto che esiste un mondo di sentimenti che è reale ed è altrettanto importante. 

Si muove dal bisogno dell’uomo che si sente misera cosa di fronte alla propria breve esistenza, per cui desidera lasciare dopo la morte una traccia di sé.

Si definisce Neo-Classicismo dal Classicismo, che era ritenuto la categoria più perfetta da imitare, e da “Neo”, cioè nuovo Classicismo rispetto a quello del Rinascimento. 

Caratteristiche

Allo stesso modo, si anela alla perfezione, che però diventa adesso un sogno che ognuno cerca in qualcosa, perché l’uomo ha una coscienza rinnovata, una intima e sofferta consapevolezza che in realtà quella vagheggiata perfezione è irrealizzabile.

Proprio per questa malinconia e nuova consapevolezza i veri Neoclassici sono  già  Romantici. 

Il Neoclassicismo coincide all’incirca con il periodo napoleonico, che va dalla fine del 1700 al primo quindicennio dell’Ottocento, in cui già l’apogeo del prestigio napoleonico finisce. 

Napoleone influisce in questo periodo sia dal punto di vista culturale che patriottico, sul sostrato psicologico, culturale e nazionale del Paese. 

Egli risvegliò la coscienza nazionale, attribuendo alla cultura una maggiore impronta di italianità, promosse il ritorno agli studi classici e mise in contatto la cultura italiana con quella degli altri Paesi europei.

In Europa già fermentava qualcosa di nuovo che abbatteva l’Illuminismo: il Preromanticismo

A testimonianza della Sensiblerie francese (movimento che promosse l’attenzione alla vita del sentimento e un’inclinazione intensa alla sensibilità), ricordiamo scritti di Rousseau, quali la Nuova Eloisa e l’Emilio

Dall’Inghilterra entra in Italia la poesia sepolcrale, che è già un preludio al Romanticismo: essa fu caratterizzata dalla descrizione di cupi e desolati paesaggi, nebbia, chiaroscuri lunari, passioni tempestose, malinconia, presenza di fantasmi, castelli, uccisioni di passanti, cimiteri. 

Vi furono anche diversi teorici e studiosi dell’arte che furono promotori del Neoclassicismo. Il più importante di questi fu Gioacchino Winkelman, iniziatore di una teoria estetica e autore della Storia dell’arte dell’antichità. La bellezza cui Winkelman si riferisce è assoluta e perfetta, e può essere concepita dall’artista solo attraverso un processo di idealizzazione. 

I teorici del Neoclassicismo individuarono i canoni fondamentali in questa concezione della bellezza ideale, nell’esemplarità del mondo greco, nella celebrazione dell’arte come espressione pacata in cui si attenuano e compongono le passioni, nel riconoscimento del valore dei miti.

In Italia

Per la poesia italiana il ritorno al Classicismo significò una lingua già forgiata e il   ritorno al mito, che era una favola bella. 

Chiaramente, il ritorno ad una lingua di carattere aulico crea una frattura tra il pubblico e l’intellettuale, per questo in tal senso il Neoclassicismo si allontana dall’Illuminismo e dal Romanticismo che al contrario acclamarono una letteratura più popolare, poiché lo scrittore interpreta l’anima nella generazione e quindi la lingua deve essere di tutti. 

Ci furono quelli che sentirono il Neoclassicismo come un esigenza intima, che avevano congenialità spirituale con quello che scrivevano e quelli che furono attratti solo dalle line esteriori, come Vincenzo Monti, che presenta questo mito nelle linee esteriori, senza un contenuto di verità (egli è attratto dalle luci, dalle belle forme, ma non ha affinità con il mondo che scrive). 

Mentre Foscolo, già ricco di una spiritualità nuova, di un mondo nuovo, sente nel mito qualcosa di vero, una verità universale, riconoscere i valori. 

Per cui Foscolo è vero Neoclassico e come tale ha già la sensibilità romantica.


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