Il contesto storico-culturale
Italo Calvino, artista poliedrico e prolifico, si è imposto nel panorama del secondo dopoguerra con le sue opere narrative, passando dall’impegno neorealistico degli esordi alla perdita di ogni centro e di ogni sicurezza.
Le sue opere hanno approfondito possibilità molteplici, indagatrici della intricata realtà del suo tempo e costituiscono una testimonianza viva e costante di esso, una vastissima serie di progetti, abbozzi, interventi giornalistici.
Nacque presso L’Avana, a Cuba, dove rimase soltanto un anno in una famiglia caratterizzata dal prevalere interessi scientifici. L’incontro tra letteratura e scienza connoterà la sua produzione dagli anni ’60 in poi.
Pavese fu suo amico e maestro, il suo suicidio gli lasciò grande turbamento; con Vittorini produsse scritti legati all’impegno politico (fu antifascista).
Quando il tema della Resistenza non fu più dominante, prese avvio quella che può definirsi la seconda fase di Calvino: è quella in cui intercettò nell’uomo contemporaneo incompletezze, scissione della coscienza, contrapposizione tra intelligenza e volontà.
Le opere
- Il sentiero dei nidi di ragno (1947) rivelò il suo talento espressivo nell’ambito della nuova letteratura neorealistica, in cui però già si percepivano la sua capacità di rappresentazione nitida e immediata e la sua inclinazione all’avventuroso e al fiabesco (il personaggio di Pin, pur nella crudele narrazione della guerra, lascia intravedere la ricerca di una felicità perduta e di un modo quasi magico).
- L’interesse di Calvino per il fiabesco lo condusse ad un’indagine molto approfondita sulla tradizione delle fiabe italiane e sul repertorio folkloristico, tanto da pubblicare una raccolta di ben duecento Fiabe italiane (1956); Ariosto fu uno degli autori “Classici” che amò, proprio per la sua capacità di sposare il meraviglioso e l’ironia.
- E queste caratteristiche ritroviamo anche ne I nostri antenati (1960), trilogia composta da Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente, che mise in evidenza le sue doti del tutto peculiari e inconfondibili: le allegorie della ragione rappresentate attraverso un linguaggio narrativo lucido, essenziale (il classicismo di Calvino).
Nella trilogia, la cui agilità narrativa ed il sorriso ironico con cui guarda i personaggi sono di matrice ariostesca, Calvino dà forma a tre storie paradossali incentrate sul motivo di un «doppio» che sottintende una scissione.
- nel Visconte dimezzato sta tutta l’assurda bivalenza della realtà;
- diviso tra il piano della vita di ogni giorno e il piano della vita sugli alberi è anche la struttura del Barone rampante, il cui protagonista abbandona la realtà degli uomini e dell’opprimente cornice familiare per vivere tutta la vita sugli alberi, stringendo un patto di solidarietà con tutto ciò che è alternativo. Vi ritroviamo la medesima ironia espressa da un linguaggio nitido, garbato e magico, ma stavolta la trasgressione del protagonista è irreversibile, equivale ad una scelta di vita.
- Nel Cavaliere inesistente la lacerazione, lo strappo esistenziale prendono forma nel contrasto tra apparenza e realtà.
- Il motivo della scissione si ripropone anche in Marcovaldo, tenero personaggio sognatore che non può conciliare il suo naturismo con la città, trappola ostile che non consente evasione.
Negli anni ’60, Calvino cominciò ad interessarsi all’aspetto metanarrativo, il gusto di fare del racconto l’oggetto di un altro racconto.
- Le Cosmicomiche ci presentano incredibili combinazioni narrative(il percorso di lettura è lasciato alla scelta del lettore, che può “combinare” le varie parti dell’opera), che mostrano quanto relativa sia ogni posizione dell’uomo, del mondo, della società (la stessa vita umana deriva dall’attuazione di una soltanto delle infinite, possibili evoluzioni del Cosmo).
- Le città invisibili, anche se astratte dalla realtà, appaiono nondimeno come immagini distorte ed estreme delle città industriali, dell’inferno delle metropoli moderne: una riflessione sul concetto di civiltà che esclude illusioni ed ottimismo.
- In Se una notte d’inverno un viaggiatore, Calvino porta all’estremo la combinatoria narrativa; pur senza perdere il sapore ironico, si percepisce la rassegnazione alla mancanza di senso di un universo pregno di linguaggi e libri accumulati, tra i quali è sempre più difficile orientarsi (il fenomeno post-moderno della centralità del mercato e del deperimento delle istituzioni).
- Avendo esaurito anche le possibilità offerte dalla combinatoria narrativa, la sua attenzione avanza verso la società planetaria «collasso, frana, cancrena» e si rivolge alle pieghe della realtà, alle situazioni marginali in Palomar. Questi (il cui nome è ripreso da un potente telescopio americano) è il personaggio-filo conduttore, emblema dell’intellettuale collocato ai margini della realtà, che incarna la critica che l’autore stesso muove ai poteri della società che impongono le proprie decisioni con violenza. Ma è anche la rappresentazione della capacità di osservazione di Calvino sulle cose che «capitano sotto gli occhi della vita quotidiana».
I temi
Dalle colonne dei quotidiani, come giornalista militante, attraverso le traduzioni e la sua narrativa, Calvino ci ha offerto il senso di una passione culturale che è una «collezione» il cui fascino, parafrasando l’autore stesso, «sta in quel tanto che rivela…e nasconde della spinta segreta che ha portato a crearla».
Una collezione, ossia una combinazione di più itinerari novecenteschi, dove scorgiamo il coraggio di continuare ad esercitare la fantasia e la logica, l’una in funzione dell’altra.

