Il Decadentismo

Il Decadentismo

Contesto storico

Negli anni Ottanta dell’800 furono definiti Decadenti gli artisti anticonformisti.

In un sonetto Paul Verlaine scrisse: «Io sono l’Impero alla fine della Decadenza»: il parallelismo con la caduta dell’Impero romano che, colto e civile, cade orgogliosamente sotto l’ondata dei Barbari, sottolinea l’aristocrazia intellettuale del movimento. 

Le Decadent fu una rivista francese alla ricerca di una nuova poesia. Più diffusamente, il termine Decadentismo definì la letteratura e l’arte, con accezione negativa da parte dei nostalgici del Classicismo e anche degli estimatori del Realismo, che presero le distanze dal sentimentalismo tardo-romantico e dal Positivismo, con un atteggiamento di devozione alla bellezza e all’arte stessa (Estetismo), in base al quale l’artista tende a fare della propria vita un’opera d’arte ed è totalmente avulso dalla realtà sociale (arte per l’arte).

Poetica e temi

In risposta all crisi del Positivismo, che aveva cercato di applicare il metodo scientifico all’analisi del mondo, il Decadentismo vuole dimostrare che non c’è una razionalità nella vita e non c’è idealismo, c’è solo irrazionalità

Nietzsche elabora la dottrina del superuomo, con il rifiuto della morale comune e l’esaltazione della volontà di potenza; Freud fonda la psicoanalisi, spiegando i disagi umani attraverso impulsi irrazionali che agiscono nell’inconscio.

Esso nasconde una sconfitta, ossia la consapevolezza di non poter trovare nulla dietro questo suo mondo, perciò cerca di obliarsi nel verso.

Come anticipato, è la Francia la terra d’origine del Decadentismo e qui un gruppo di artisti vive sregolate esperienze da bohémiens, primo fra tutti il citato Verlaine, insieme a Mallarmè e, precedente in linea cronologica ma riconosciuto come maestro, Baudelaire.

Nel 1884 viene pubblicata la raccolta dei Poeti maledetti, curata da Verlaine, in cui si delineano i tratti dell’“eroe” decadente (estetismo, sensualismo, individualismo, irrazionalismo, disperazione esistenziale). 

L’artista spesso è un solitario – perciò si parla di solipsismo – che cerca di nascondere la disperazione del vinto sotto il compiacimento della propria eccezionalità.

Ebbe comunque un’estrema varietà di motivi ed indirizzi, ma il decadente deve esprimere ciò che ha dento come una «fulgurazione» (folgorazione) e solo il verso è rivelazione di essa, per cui egli deve necessariamente scardinare tutti gli schemi tradizionali; in tal senso il verso è tutto (polisemismo della parola—> una parola, mille significati).

L’uomo parte sempre da un desiderio autentico di trovare una nuova rivelazione cui aggrapparsi e quindi, anche se la trova nei piaceri maledetti, diviene sempre possesso etico, perché nasce da un tormento ed un’angoscia profondi.

Gli artisti decadenti vogliono tornare a scoprire l’infanzia nel subconscio perché nell’infanzia tutto è autentico.

In Italia

  • È Il piacere di Gabriele D’Annunzio, pubblicato nel 1889, ad affermare la corrente letteraria nel nostro Paese, ponendo l’accento soprattutto sull’irrazionalità, sull’estetismo e sul superomismo.
  • Giovanni Pascoli, invece, con la poetica del Fanciullino si sofferma sull’irrazionalità dell’istinto di fronte al mistero del mondo, lasciandosi ispirare anche dalla musicalità del verso verleniano.
  • Il Crepuscolarismo dà voce ad una condizione di stanchezza e ripiegamento rinunciatario; il Futurismo alle spinte vitalistiche e istintive; Italo Svevo e Luigi Pirandello alla ricerca introspettiva nella coscienza dell’uomo moderno.

Decadente sarà anche la successiva poetica dell’Ermetismo (anni ’30).

Certamente va sottolineato che la tradizione classicista italiana, incarnata soprattutto da Carducci, rese più moderate le spinte decadenti italiane, rispetto al resto d’Europa.


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