Il Romanticismo
Il Romanticismo è un movimento della civiltà e, come tale, non ho una data di inizio né una data di fine (per alcuni esso c’è sempre stato e non è mai finito).
Piuttosto sarebbe giusto individuare due aspetti fondamentali: quello perenne e quello storico.
L’aspetto perenne è quello spirituale, senza tempo né spazio, presente da sempre nell’animo umano ed identificabile con
- il sentimento di inquietudine e insoddisfazione;
- il contrasto tra reale e ideale (che per Croce genera infelicità dell’uomo);
- il desiderio di affermare la propria individualità;
- lo sgomento di fronte all’infinito e, quindi, il sentimento della caducità della vita;
- il desiderio di conoscere oltre ogni limite.
L’aspetto storico, chiaramente, si considera nel momento in cui tutto ciò diventa un fatto di costume e ne sono influenzati l’arte, la letteratura, l’ideologia. E si può parlare quindi di civiltà romantica propriamente detta.
Contesto storico
Abbiamo già parlato del Preromanticismo della seconda metà del Settecento, che portò ad una sensibilità nuova in Europa, con la poesia sepolcrale inglese, le rivendicazioni francesi di Rousseau, per cui la poesia era frutto del sentimento e della fantasia.
In Germania il Preromanticismo si identificò con un vero e proprio movimento culturale, lo Sturm und Drang (tempesta e assalto), il cui nome deriva dal titolo di un dramma del poeta Klingler.
Nato nel 1771, il movimento fu caratterizzato dall’estrema violenza verso la poetica classicista e contro l’ideologia illuminista; tra gli Stürmer, Schiller, Goethe, Herder: quest’ultimo fu tra i primi teorizzatori del mito della Germania come nazione pilota della civiltà europea.
Il fiore azzurro di Novalis fu un altro simbolo del periodo alla ricerca della felicità sognata, lontana e irraggiungibile.
Caratteristiche e temi
Ragioni filosofiche: già dal pensiero di Giambattista Vico si trasse l’avvio per un’estetica che ponesse il fondamento dell’operazione artistica nella fantasia e nel sentimento (Vico diceva che la poesia è un libero movimento dell’anima).
Poi, con la crisi dei valori illuministi e la critica alla ragione di Kant, iniziò a prendere corpo quel Romanticismo filosofico che fu detto Idealismo.
(Fichte ed Hegel: potenza creativa che risolve il contrasto tra finito e infinito; Schelling: poesia e arte, nello slancio del sentimento, giungono a conoscere ciò che è precluso alla ragione).
Ragioni storiche: con la dittatura napoleonica, la libertà sognata con la Rivoluzione francese non si ottiene e si cade, quindi, nella Restaurazione, il cui immobilismo politico è contrastato dai Romantici, la cui ideologia vuole che il popolo si unisca nelle rivoluzioni nazionali contro il dominio straniero.
Rivoluzione romantica contro Illuminismo (rivolgimento dell’animo contro razionalità): gli Illuministi erano antistoricisti, ossia rifiutavano della Storia ciò che non si adattava al loro modo di pensare, ad esempio il Medioevo, nel quale ravvisarono il sonno della ragione. Al contrario, proprio il patrimonio delle tradizioni popolari fu dai Romantici studiato e rivalutato come testimonianza di antichi filoni di sapienza, sommersi dalla cultura ufficiale.
Al vago deismo illuminista, gran parte dei Romantici oppose un profondo sentimento religioso, che guidò alla riscoperta della religione cristiana.
Al cosmopolitismo illuministico, i Romantici opposero il sentimento nazionale.
Al piatto livellamento illuministico, i Romantici opposero l’individuo e il genio, un complesso di fattori esistenziali con cui si potevano esprimere anche le esigenze della Società e della Nazione.
La fiducia illimitata nella ragione cede il posto alla malinconia e all’insoddisfazione.
Gli Illuministi, assertori del cosmopolitismo, professavano l’utilizzo di una lingua unica (il francese) comprensibile anche al popolo, mentre per i Romantici lo scrittore doveva utilizzare la propria lingua per esprimere i sentimenti, ivi incluso il dialetto.
Sul piano sociale, il Romanticismo riprese i motivi egualitari dell’Illuminismo, ma liberandoli da ogni astrattismo, per le renderli operanti nelle istituzioni. Si badi bene però che il popolo non era quello minuto, bensì quello borghese che si prendeva cura del governo; non le plebi contadine ignoranti o diseredate.
Il pessimismo e le evasioni
Il pessimismo romantico propose due volti: il vittimismo e il titanismo.
- Il primo fu un aspetto deteriore del Romanticismo, quando il dolore e l’infelicità sono esasperati al punto dallo scadere nel sentimentalismo.
- Il secondo invece accetta l’infelicità come maestra di vita, con la consapevolezza che il sacrificio (anche estremo) gli darà l’immortalità.
Le evasioni romantiche muovono dal contrasto tra reale e ideale, dall’ansia dell’uomo di trovare qualcosa che non lo faccia sentire finito.
Ci sarà chi ritornerà proprio alla fede tradizionale religiosa e chi, come Foscolo, si rivolgerà alle illusioni; in entrambi casi, l’animo umano continua ad avvertire la disarmonia con il mondo: da qui la malinconia del Romanticismo.
Il primo Romanticismo italiano è realistico: dal sentimento di individualismo e di nazionalità nasce il Risorgimento italiano. Da questo filone realistico del Risorgimento (si doveva fare l’Italia!) si può affermare che abbia preso origine il Realismo.
Quando poi l’Italia verrà unificata, gli ideali romantici perderanno vigore perché quell’unificazione, con la sua miseria, l’analfabetismo, l’ignoranza, sembrerà una realizzazione ironica di quanto sognato dai patrioti.
E per questo il secondo Romanticismo sarà privo di arte: svuotato dei sentimenti autentici, scadrà nel sentimentalismo.
Gli aspetti negativi del Romanticismo derivano, in realtà, dalla degenerazione dei suoi stessi motivi:
- l’esaltazione del sentimento degenera nel sentimentalismo languido, che fiacca la volontà e porta all’inerzia;
- l’esaltazione dell’individualità porta al superomismo, che rifiuta ogni freno morale in nome di una presunta eccezionalità di temperamento;
- il sentimento nazionale degenera in Nazionalismo (progenitore del Fascismo e del Nazismo);
- il Liberalismo, operante inizialmente come fermento rivoluzionario, si svuota nel suo universalismo e la borghesia, sotto la minaccia del proletariato organizzato nel Socialismo, opera per difendere la propria supremazia.
Il romanticismo in Europa:
- Germania, 1798, gruppo di Jena, fratelli Schlegel;
- Inghilterra, 1798, Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge, poi Byron Shelley e Keats
- Francia, 1827, Victor Hugo.
La polemica classico-romantica
Ai Classicisti i Romantici contestarono
- il canone dell’imitazione, in quanto questi ultimi affermavano che l’arte ha valore se è espressione originale e spontanea, per cui l’imitazione è sterile di per sé stessa. Inoltre, i classici antichi erano espressione di realtà e bisogni lontani, passati, per cui, ci si doveva limitare a studiarli e non ad imitarli.
- La concezione elitaria dell’arte: i Romantici opposero l’ideale di un’arte che stabilisce stretti rapporti con il popolo, mediante la scelta di temi vicini alla coscienza popolare e l’adozione di un linguaggio semplice (affermarono che la lingua può essere nobile anche senza essere forbita). Il poeta doveva esprimere i bisogni del popolo, solo così la letteratura poteva assumere anche un valore educativo.
- L’impiego della mitologia: infatti si può avere l’opera d’arte anche senza il mito, che non solo impediva la conquista di una poesia genuina e autentica, ma rappresentava divinità e sentimenti di vita ormai scomparsi.
L’ispirazione romantica invece trova luogo
- nella natura, ricercando quanto in essa c’è di vitale (c’è vi sentirà un afflato divino, come Manzoni);
- nell’amore che, pur portandosi dietro la consapevolezza della sua realizzabilità, illumina la vita;
- nella donna, la cui bellezza, anche se cadùca, è consolatrice e fa vivere dei momenti immemori;
- nell’infinito;
- nella morte;
- nella religione, che ti rende consapevole che c’è vita dopo la morte;
- nella Storia, in cui c’è il divenire dello spirito umano.
Vengono infine abolite le tre unità di tempo, luogo e azione (inizio, svolgimento e fine) della narrazione, lasciando spazio ad una maggiore libertà. E cambia la metrica, infatti i componimenti classici cedono il passo alle canzone libera di Leopardi.
